“La mia voce si alza volutamente senza diplomazia, perché noi padani rifiutiamo di essere coinvolti nell’astuzia della palude romana che non si accorge che così tutto muore. Noi vogliamo il cambiamento."(Umberto Bossi)
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L'On. Paolo Grimoldi, presidente del Movimento Giovani Padani, parla a tutto campo sulla scuola: dal libro bianco redatto dall'ultimo governo Prodi che prevedeva oltre 60mila tagli di personale sfruttando il blocco del turnover, dei quali11mila già a regime, alle classi ponte, che esistono già in Catalogna da 10 anni e in Francia dagli anni settanta, fino alla proposta di riforma scolastica del Movimento Studentesco Padano, che mira ad una scuola efficiente e federalista
RIporto poi il testo dell'audizione presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati che stamattina è stata letta da Daniel Barigazzi, Coordinatore MGP di Parma, per conto del Movimento Studentesco Padano.
"Riguardo lo schema di piano programmatico il Movimento Studentesco Padano ritiene condivisibili le linee guida in esso espresse fatto salve alcune precisazioni che esporremo di seguito. Innanzitutto ci preme di sottolineare come nel dibattito sulla riforma della Scuola siano in campo due visioni completamente differenti del sistema dell'istruzione. Una, quella che oggi è nelle piazze e che definiamo sindacale, la quale ritiene criterio di valutazione della scuola la quantità di persone impiegate, la quantità di stipendi erogati, l'ammontare lordo delle risorse spese. L'altra, quella che vede anche noi concordi, che misura la scuola sulla base dei risultati che produce, ovvero che misura la scuola sulla base delle prospettive umane e materiali che fornisce agli studenti che la frequentano. Da una parte il diritto al lavoro, dall'altra quello all'istruzione. Entrambi tutelati dalla carta costituzionale, quale deve prevalere?
A nostro avviso deve prevalere il diritto allo studio, deve prevalere la costruzione del futuro del paese e non la necessità di garantire delle posizioni acquisite. Anche e soprattutto per queste ragioni non possiamo condividere le tesi di altri movimenti studenteschi che si sono appiattiti nella difesa di interessi sindacali, per quanto legittimi, espressi da una parte della categoria del personale scolastico, sia esso docente e non.
Ciò premesso e approfondendo il merito, salutiamo con favore l'intenzione di destinare parte delle economie di spesa all'incentivo e alla formazione della classe docente. La preparazione del corpo docenti, la sua qualità, la sua motivazione sono fondamentali per la qualità della preparazione degli studenti. Chiediamo che contestualmente, o quanto prima, si proceda anche all'introduzione del sistema per chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi degli istituti superando il sistema della graduatoria nazionale e stilando albi regionali. Così da chiudere una volta per tutte il problema della vacanza, talvolta pluriennale, di cattedre importanti in moltissimi scuole secondarie superiori.
Salutiamo pure con favore l'intenzione di impiegare un'altra parte delle economie di spesa per estendere il "tempo pieno" nella scuola primaria, o elementare, poiché questo è un servizio in più che la pubblica amministrazione eroga alle famiglie in cui entrambi i genitori per impegni di lavoro non possono badare l'educazione dei figli. E' un provvedimento questo, come quello sull'adozione dei libri di testo, che va nella direzione di aiutare le famiglie nell'educazione dei propri figli e che non può che vederci favorevoli.
Non ci spaventa la previsione di riduzione dell'orario di insegnamento nella scuola secondaria superiore. Non ne facciamo davvero una questione di quantità ma di qualità. Qualità negli spazi, qualità negli strumenti ma soprattutto qualità e merito del personale (che attualmente impiega il 97% delle risorse del nostro sistema scolastico).
Ci spaventa invece il rischio di accorpamento o chiusura per le piccole scuole di montagna. Invitiamo pertanto la Commissione e il Ministro a valutare con attenzione i criteri a salvaguardia delle realtà montane che diversamente rischierebbero ancora una volta di pagare il prezzo della furbizia altrui. A nostro giudizio il criterio deve essere indirizzato a mantenere una scuola di montagna in più a costo di uno, due, cinque o dieci dirigenti scolastico in meno altrove. Non è certo salvando la sua burocrazia che salveremo la scuola italiana!
Ci preme poi ancora una volta di ribadire, sfruttando questa occasione, come sia necessaria per la scuola italiana l'adozione di alcuni provvedimenti che ora riportiamo in ordine di urgenza:
1)adozione di un sistema di valutazione della preparazione degli
studenti stranieri all'atto dell'iscrizione alla scuola italiana con
lo scopo di attivare classi e corsi specifici soprattutto per quanto
concernente la lingua italiana e la conoscenza del nostro modello
culturale, sociale e giuridico;
2)adozione del sistema dei costi standard anche per la scuola, con lo
scopo di premiare il mertio e tagliare gli sprechi. In parole semplici
una scuola con un'organizzazione federale;
3)attuazione di quanto già previsto dalla legge sull'autonomia
scolastica e dalla riforma Moratti per devolvere a Regioni e singoli
istituti quote sempre più importanti del programma di studi. Così da
garantire ai giovani una migliore conoscenze delle proprie comunità e
dare loro più strumenti nell'inserimento nella società che vivono;
In chiusura vogliamo anche sollecitare il ministero ad emanare quanto prima circolari e regolamenti relativi all'applicazione del nuovo regime del voto in condotta. E' questo un aspetto molto delicato nella vita degli studenti che può ingenerare abusi e discriminazioni. A tale scopo è necessario che si chiarisca quanto prima e quanto più dettagliatamente possibile l'utilizzo di questo strumento che, se lodevole quando finalizzato a combattere il fenomeno del bullismo, rischia di diventare un'arma contro ogni forma di dissenso nell'ambito della vita scolastica."
