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Con Bossi e la Lega Nord per il federalismo.


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CASA DELLE LIBERTA'

“La mia voce si alza volutamente senza diplomazia, perché noi padani rifiutiamo di essere coinvolti nell’astuzia della palude romana che non si accorge che così tutto muore. Noi vogliamo il cambiamento."(Umberto Bossi)

venerdì, 20 novembre 2009

CALDEROLI: ABBIAMO PORTATO A SOLE 11.000 IL TOTALE DELLE LEGGI VIGENTI

CALDEROLICALDEROLI – SEMPLIFICAZIONE: “MISSIONE COMPIUTA: “In poco più di un anno di lavoro abbiamo raggiunto un obiettivo che in molti ritenevano irrealizzabile: quello di portare il totale delle leggi in vigore, ante e post 1970, a poco più di 11 mila”.

Il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, esprime tutta la sua soddisfazione per l’importante risultato raggiunto, in termini di semplificazione, grazie all’approvazione in via definitiva, avvenuta nell’odierna seduta del Consiglio dei Ministri, del decreto legislativo c.d. “salva-leggi” di cui all’art. 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nel quale sono selezionate le circa 2.400 leggi statali pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970 che, attraverso il contributo delle Amministrazioni interessate, sono state individuate come leggi di cui è indispensabile la permanenza in vigore. Questo decreto legislativo rappresenta, infatti, il terzo importante intervento di semplificazione normativa realizzato da inizio legislatura, dopo i due decreti legge n. 112 e n. 200 del 2008: interventi che, complessivamente, hanno permesso di ridurre a sole 2.400 circa il numero delle leggi vigenti anteriori al 1970.

In totale questi tre interventi di semplificazione hanno permesso di abrogare, complessivamente, circa 39 mila atti normativi in poco più di un anno e di portare il totale complessivo delle leggi attualmente in vigore, ante e post 1970, a poco più di 11 mila.

“Un risultato eccezionale se si considera che fino a pochi anni fa non si sapeva, nemmeno in maniera orientativa, quante fossero le leggi in vigore”. Maggiore chiarezza e trasparenza, per i cittadini e le imprese, e conseguente ingente risparmio per le tasche dei contribuenti e le casse pubbliche.

“Gli oneri burocratici inutili gravanti in capo ai cittadini e alle imprese, conseguenti all’applicazione di normative oramai obsolete, rappresentano una vera e propria tassazione occulta, un freno a mano tirato per l’economia che deve camminare”, conferma il ministro Calderoli. Che aggiunge: “In un momento di crisi economica come quello che stiamo attraversando, i “soldi veri” per il rilancio del Paese non consistono solo nei contributi economici o negli sgravi fiscali, ma anche nella “liberazione” dai costi amministrativi non strettamente necessari. Con questo intervento di semplificazione abbiamo consentito ai cittadini, alle imprese e allo Stato, di risparmiare importanti risorse”.


lunedì, 16 novembre 2009

Crocifisso, la Lega in Lombardia raccoglie 200mila firme in un giorno!

Da www.ilgiornale.it/milano Duecentomila firme in un solo giorno. Le hanno raccolte i militanti della Lega Nord nei mille gazebo distribuiti nelle città e nei paesi della regione. Firme che danno voce al volere dei lombardi: lasciate il crocifisso dov’è, nessuno osi toccarlo. A recarsi agli stand leghisti armato di penna non è stato solo il popolo dei cristiani o di chi usciva dalla messa della domenica. Hanno espresso la propria volontà anche tanti giovani, tanti cristiani non praticanti, tanti cittadini che ne fanno semplicemente una questione di principio. «Mi sono reso conto ancora di più che si tratta di una questione trasversale, che sta a cuore a diverse fasce di età e di persone» commenta il capodelegazione del Carroccio al Pirellone, Davide Boni che ieri mattina ha fatto un sopralluogo in tre comuni dell’hinterland durante la raccolta di sottoscrizioni: Borghetto lodigiano, Opera e Bareggio. «L’affluenza è stata molto alta. La gente a gran voce chiede che il crocifisso resti ben visibile nelle nostre aule scolastiche, nonostante una sentenza della Corte europea di Strasburgo, che vorrebbe la sua rimozione».
.... «Le migliaia di firme dimostrano che la gente non è più disposta a barattare i simboli della propria identità in nome di una falsa integrazione che vorrebbe cancellare le nostre radici solo per infastidire chi non ha le nostre tradizioni e appartiene a una cultura profondamente diversa dalla nostra».
Commentando l’affluenza di un solo giorno, Boni non può che essere soddisfatto. L’iniziativa lanciata dal suo partito ha fatto breccia: «Una grande mobilitazione - commenta - che ha risvegliato le coscienze di tutti».
Tanti gazebo della Lega saranno nelle piazze anche la prossima settimana. I militanti del Carroccio in alcuni comuni hanno anche provato a raccogliere le firme porta a porta, in casa della gente e la risposta è stata positiva. A firmare ai gazebo si sono recati anche alcuni stranieri. La gente, insomma, dà seguito alla decisione presa la scorsa settimana dal Consiglio regionale della Lombardia. L’aula lombarda ha infatti preso posizione contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che boccia la presenza del crocifisso nelle scuole, considerandola «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni».
Il popolo dei lombardi si fa sentire e sostiene invece che il crocifisso non è discriminatorio perché richiama valori civilmente rilevanti che sono alla base dell’ordinamento costituzionale.


 

La raccolta firme di sabato e domenica (due giorni non uno come titola il giornale) è stato un successo come ho avuto modo di sentire anche direttamente da amici militanti in giro per la Lombardia: solo nella città di Albino (Bg) 600 firme e a Desio (Mi) oltre 300 firme nel solo sabato pomeriggio! A Erba (Co) domenica 500 firme in 4 ore, a Legnano 600!

Nel resto della Padania nonostante la scarsa diffusione dell'iniziativa da parte dei media sempre ottimi risultati: a Genova in un pomeriggio raccolte circa 2500 firme, e in Piemonte ottimi risultati dai ben 167 gazebo!

NON POTEVA MANCARE LA SOLITA AGGRESSIONE AI GAZEBO LEGHISTI!  Una nuova aggressione ad alcuni militanti della Lega Nord di Trieste, che stavano raccogliendo firme contro la sentenza europea sul crocifisso, viene denunciata oggi dal deputato Massimiliano Fedriga.
Lo stesso Fedriga - precisa una nota del Carroccio - sarebbe stato il bersaglio principale di insulti e minacce da parte di un gruppo di venditori ambulanti di colore. «Chiediamo al Sindaco - afferma Fedriga - di intervenire con maggior durezza nei confronti di chi si renda protagonista di atti violenti, sequestrando a dette persone la merce a margine delle ordinarie sanzioni pecuniarie». fonte
www.gazzettino.it/


venerdì, 13 novembre 2009

Terrorismo islamico: La mia città in pericolo... Bergamaschi aprite gli occhi!!!!

Oggi do un occhio ad un quotidiano cattocomunista della mia città, Bergamo, e leggo:

  • Arrestati 3 terroristi algerini a Bergamo, finanziavano il terrorismo internazionale con spaccio e rapine.
  • Marocchino residente in provincia di Bergamo arrestato per violenze ripetute sulla moglie italiana, picchiata anche in ospedale subito dopo un parto, colpevole di non applicare le leggi islamiche.
  • Il ministro bergamasco Calderoli era schedato da una cellula terrorista islamica: ritrovati in un pc i dati sulla sua casa in provincia di Bergamo, sui suoi familiari, la scorta e i suoi spostamenti.
Chiudo il giornale, e spero che i bergamaschi aprano gli occhi...

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AGGIORNAMENTO: Leggendo meglio il giornale c'è anche dell'altro..
  • Picchiato da due immigrati (nordafricani) e rapinato del fuoristrada.
  • Coca in casa, arrestati e scarcerati. Nelle abitazioni di 2 marocchini scoperti 25 grammi di cocaina.
  • Spende banconote false, marocchino denunciato a piede libero.
  • Deve scontare 3 anni, preso ucraino.

martedì, 10 novembre 2009

Piemonte, il popolo del Centrodestra vuole Cota

Da Affaritaliani: Roberto Cota batte Enzo Ghigo. E' il risultato di un sondaggio segreto realizzato dall'Swg in vista delle elezioni regionali del prossimo anno in Piemonte, che Affaritaliani.it è in grado di rivelare. Tra gli elettori di Pdl e Lega Nord, l'attuale capogruppo del Carroccio alla Camera ottiene il 43% delle preferenze come candidato del Centrodestra contro Mercedes Bresso rispetto al 38% del senatore del Popolo della Libertà. Non solo. Cota viene ritenuto il candidato più adeguato dal 32% contro il 24 di Ghigo. E ancora.

roberto cota presidenteIl presidente dei deputati leghista, nella sfida diretta contro il Governatore uscente del Pd, si attesta al 46% (stesso dato della Bresso). Il senatore ex Forza Italia si ferma invece al 43%. Ottime notizie per il Carroccio anche dalle intenzioni di voto. La stima per la Lega è tra il 16,5 e 19,5%, in netto rialzo rispetto al 15,7 delle elezioni europee. Consensi "rubati" al Popolo della Libertà, che si attesta tra il 29 e il 32% contro il 32,4 di giugno. In crescita il Partito Democratico (26,5-29,5% rispetto al 24,7). Stabili la lista comunista e Sinistra & Libertà. In leggero calo l'Italia dei Valori, tra il 7 e l'8%. L'Udc è tra il 5 e il 6%.


lunedì, 09 novembre 2009

Bisogna aiutarli a tornare volontariamente a casa loro

Integrare gli immigrati è indice di atteggiamento neoimperialista
Scritto da Carlo Panella
(Il Foglio del 29 ottobre) 

...Bisogna aiutarli a tornare volontariamente a casa
Puntare a integrare gli immigrati nella società italiana è politica egoistica, miope e fuori dalla realtà, puntare, all’opposto a fornire loro i mezzi per tornare in patria dopo il periodo di lavoro in Italia è invece una politica solidale, lungimirante. In termini vetero: accentuare l’integrazione è politica neo-imperialista, che ruba forza lavoro e intelligenze al sud del mondo per immetterle nel nord dello sviluppo, come un tempo rubava materie prime; accentuare le possibilità di un’opzione diversa all’integrazione definitiva, favorire il loro ritorno in patria è invece una politica progressista che contribuisce in modo determinante a colmare i dislivelli di sviluppo. Non lancio una provocazione, sono solo infastidito da un dibattito sull’immigrazione che ormai in Italia ha perso ogni contatto con la realtà, che si sviluppa unicamente per linee ideologiche, che non guarda al mercato del lavoro, al contesto, a orizzonti vasti. Terreno perfetto per il teatrino della politica là dove non pochi parlano di cittadinanza e però intendono trattare sulla poltrona di governatore del Veneto.
La realtà, dunque, quello che concretamente succede, quel che effettivamente gli immigrati vogliono, quel che è oggi l’immigrazione in Europa, è radicalmente diversa, dal ciclo antico dell’immigrazione che passava per Coney Island o per il Rio della Plata, o verso Sidney. Basta accettare lo schema che tutti ci propongono -guardate a quanto fecero gli italiani quando erano emigrati- guardando all’oggi e non a cento anni fa, e si comprende la debolezza intrinseca di una politica tutta puntata su una concezione dell’integrazione definitiva, verso una società multietnica.
La Charitas Migrantes (unica organizzazione attendibile statisticamente), assieme alla Fondazione Friedrich Ebert, ci fornisce uno specchio attendibile della realtà circa l’emigrazione italiana in Germania, paese a cui l’Italia deve guardare, e non solo perché a differenza nostra ha statistiche serie e attendibili. Quasi tutto rende infatti equiparabile la realtà tedesca a quella italiana, circa l’immigrazione, a partire dalla sua totale autonomia dal passato coloniale, determinante, e distorcente in Inghilterra, Francia e Olanda. Le stesse differenze statistiche –poche- sono in raltà una prova di identità, perché il modello tedesco è maturo e assestato, mentre quello italiano è ancora “giovane” ed espansivo.
La realtà, quella vera, ci informa dunque che dagli anni ’50 a oggi 36 milioni e trecento mila immigrati sono andati a lavorare in Germania, che hanno avuto una permanenza media di attività in Germania di 17 anni e che tra loro, ben 26 milioni e cinquecentomila sono rimpatriati; il saldo attuale è di 6 milioni e settecentocinquantamila immigrati. Ogni anno entrano oggi in Germania 558.000 immigrati, ma ne escono 448.000. Cifre che stanno a significare una sola cosa: il pilastro principale, nella realtà, del fenomeno migratorio contemporaneo è la rotazione. Una realtà che smonta radicalmente, brutalmente tutta l’impostazione “iper integratoria”, finalizzata alla cittadinanza italiana che va per la maggiore. Cifre che spiegano come il problema della cittadinanza riguardi solo una parte marginale di questo immenso tourbillon di vite e esperienze (peraltro in larga parte quella motivata da matrimoni misti), e che smentiscono in pieno senza possibilità di dubbi una politica che punti sulla cittadinanza per favorire l’integrazione, politica che avrebbe portato la Germania ad avere centinaia di migliaia, milioni di cittadini tedeschi, che però sono nati, risiedono e vogliono terminare la loro vita in altre patrie, quelle loro vere.
Una politica della cittadinanza dissennata perché invece i veri, drammatici problemi degli immigrati riguardano l’assoluta solitudine della lotta che ognuno di loro fa per riuscire a tornare nel suo paese, alla casa da cui è dovuto fuggire. Tragedia di cui il politically correct integratorio (tranne poche eccezioni, di nuovo dentro la Charitas) bellamente non si interessa.
Queste cifre sulla rotazione, corrispondono pienamente alla conoscenza che ha del fenomeno migratorio italiano, dal Veneto alla Sicilia, chiunque conosca minimamente le sue dinamiche. Gli immigrati italiani degli anni ’70 e quelli attuali sono grosso modo stabili tra i 550.000 (gli attuali) e i 650.000 e ma questo è il loro numero assolutoo: tra quelli che vi lavoravano allora e quelli che vi lavorano oggi c’è stato un ricambio continuo, quasi totale (di cui la deturpazione urbanistica del Sud, delle case costruite anno per anno durante le ferie di ritorno,) è testimonianza concreta. Definitive al riguardo le cifre della Charitas e della Fondazione Ebert: 4 milioni di italiani sono emigrati in Germania dagli anni ’60 al 2007 di cui ben tre milioni e mezzo sono poi rientrati mentre solo 140 mila hanno acquisito la cittadinanza tedesca, un esiguo il 3,5%, testimonianza definitiva di un mercato basato sulla rotazione e sul ricambio. Rotazione e ricambio, si badi, non prodotti da rigidità normativa tedesca, perché in quanto membri Cee e poi Ue, gli italiani sono stati sin dagli anni sessanta gli unici immigrati con diritto al soggiorno in Germania, senza limiti.
Una rotazione e un ricambio connaturati alla natura del fenomeno migratorio nella seconda metà del novecento, fluido, mobile, fortemente attaccato alle radici e con la concreta possibilità (a differenza di quello precedente) di un ritorno in patria che oggi passa per il volo low cost, per Rabat, prenotato col cellulare, che costa un centesimo di quanto costava un viaggio nelle stive dei piroscafi Genova-Coney Island. Una rotazione fortissima anche in Italia che la Charitas stima del 20%, e che è comunque evidente dal fatto che l’anzianità media di permanenza è da noi di 5 anni, contro i 17 della Germania.
Ricambio, ritorno in patria e non loro integrazione definitiva nella società tedesca, infine, e qui torniamo al centro del problema, che è stato elemento formidabile di sviluppo economico del Meridione (e del Nord Est), come di tutta la costa meridionale dell’Europa, dal Portogallo alla Turchia. Guardate alla rete delle autofficine di marche tedesche di automobili nel Sud (come in Portogallo, Spagna, ex Jugoslavia, Grecia e Turchia), scoprirete che una percentuale impressionante di Mercedes, VW, Opel, Ford e Bmw è stata impiantata da operai che avevano lavorato in quelle fabbriche. E quanti negozi, quante partite Iva, sono stati avviati col piccolo gruzzolo di risparmi di immigrati?
Questo è dunque il grande, vero tema: noi italiani, nord sviluppato, dobbiamo rubare al sud arretrato la migliore forza lavoro, le intelligenze più audaci, per farla lavorare e poi tenercela? Oppure dobbiamo costruire un percorso virtuoso che faccia sì che dopo una lunga esperienza lavorativa in Italia (la media di mercato tedesca si avvicina a quei 20 anni che costituiscono il minimo per una pensione che credo sarebbe l’ottimale, per loro, come per noi), questi immigrati, forti di piccoli capitali e di una professionalità nettamente accresciuta, possano tornare al loro paese natale, percepirvi (come solo da 10 anni si può fare), anche nella piccola posta del paesino sul Rif la loro pensione e contribuire allo sviluppo del loro paese e –soprattutto- ricomporre l’unità della loro famiglia, del loro clan, della loro storia?
Si faccia un sondaggio –tra i mille inutili che si fanno – oppure un’inchiesta, di quelle serie, e si ponga agli immigrati la possibilità di scelta tra le due prospettive: l’integrazione definitiva e totale nella società italiana, diventare in tutto e per tutto e solo cittadini italiani, oppure avere la possibilità di fruire della pensione (o anche, pro tempore, dell’assegno di disoccupazione), nel più vicino ufficio postale o banca accanto alla casa da cui sono partiti in patria. Lo si faccia prospettando loro l’ipotesi che l’acquisizione della cittadinanza italiana comporti il rifiuto della cittadinanza d’origine (questa sino a pochi anni fa era la legge in Germania), ipotesi che non auspichiamo –sia chiaro- ma che è utile per comprendere il livello di integrazione in Italia che gli immigrati intendono perseguire. I risultati sarebbero sorprendenti e metterebbero la discussione sui suoi giusti binari.
L’unica politica seria da perseguire è quindi quella che bilanci integrazione piena dell’immigrato fin quando lavora in Italia, con parità di diritti sociali ed economici (ma non politici) e suo supporto altrettanto pieno per potere ritornare più forte, e con piena autonomia economica in patria. Uno schema che definirei di “cittadinanza ospite”, là dove il primo termine segnala il diritto alla piena equiparazione sociale dell’immigrato e il secondo, la temporarietà della sua permanenza in Italia. Temporarietà, si badi bene, non da imporre, ma semplicemente da riconoscere come caratteristica intrinseca al fenomeno migratorio reale, non a quello da Libro Cuore a cui dissennatamente si fa sempre riferimento. Temporarietà esistente, operante, cui si deve fare riferimento quando si ipotizza l’abbandono dello ius sanguinis a favore dello ius soli, così come per tutte le leggi e gli interventi amministrativi (per fornire la pensione in patria di questo c’è bisogno e grazie all’informatica questo è possibile fare) da mettere in atto. Temporarietà, qui è il problema, di medio-lungo periodo, che però costituisce l’aspetto strutturale dell’immigrazione, esattamente all’opposto di quanto si crede.

domenica, 08 novembre 2009

RAPPORTI DI FORZA LEGA-PDL IN VISTA DELLE REGIONALI

RISULTATI EUROPEE  
  % ASSOLUTA % COALIZIONE
LEGA 35,3 77,58
PDL 10,2 22,42
  45,5 100
 

REG. AL VOTO POPOLAZIONE
Lombardia        9.781.682
Campania        5.815.251
Lazio        5.650.977
Veneto        4.899.371
Piemonte        4.440.226
EmiliaRomagna        4.357.164
Puglia        4.079.638
Toscana        3.720.366
Calabria        2.007.997
Liguria        1.615.441
Marche[2]        1.573.445
Umbria           897.611
Basilicata           589.632
TOTALE       49.428.801

Considerati i rapporti di forza scaturiti dal risultato delle scorse europee, ignorando le provinciali dove la LEGA ha ottenuto un risultato migliore rispetto al PDL, si può dire che la LEGA possa presentare un candidato per 11.080.742 di italiani, il PDL per i restanti  38.348.059 

11.080.742  Abitanti significa PIEMONTE, VENTEO e anche una terza regione come le MARCHE. I rapporti di forza tra i 2 alleati sono questi, gasparri e la russa ne prendano atto.

La Lega ha quindi il diritto e soprattutto le capacità per andare alla guida di 2 grandi regioni del nord come Piemonte e Veneto.


Cecchetti (LN): Più soldi per i lavoratori e pensionati lombardi

“Bisogna introdurre le Gabbie salariali: da noi la vita costa di più e allora le buste paga e le rendite devono essere più alte.
“I nostri lavoratori e pensionati fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ci vuole una svolta: al nord stipendi e pensioni devono essere adeguati al costo della vita che è più alto che altrove, dunque devono aumentare”.

Fabrizio Cecchetti, Lega Nord, Presidente della Commissione Bilancio di Regione Lombardia, rimette al centro del dibattito le politiche di sostengo per lavoratori e pensionati. “La Lega – dice Cecchetti – ha la ricetta giusta. Chiamiamo la soluzione “gabbie salariali” o contrattazione territoriale, l’importante è muoversi perché i lombardi hanno già aspettato abbastanza. Quando si fanno i contratti nelle buste paga del nord devono arrivare più soldi perché fare la spesa, mandare i bambini a scuola o pagare l’affitto costa di più da noi che in altre regioni”.

I dati parlano chiaro: la Banca d’Italia, nel 2008, ha stimato che l’inflazione colpisce, e morde di più al nord. Dice ancora Cecchetti: “Un controllo cardiologo se fatto al nord costa il 36,6% in più che al sud, per un’otturazione dal dentista bisogna sborsare il 31,6% in più. A Torino un chilo di carne costa 17,50 euro, a Napoli il prezzo scende a 12. Così per la frutta: si va dai 2,19 euro che si pagano a Milano per toccare l’ 1,46 di Napoli. I dati, e la fonte, dimostrano senza certezza che gli stipendi e le pensioni dei lombardi sono erosi da un costo della vita più altro che altrove.

Chiamatele gabbie salariali, chiamatele come volete ma un concetto deve essere chiaro: vogliamo che nelle paghe e nelle pensioni del nord ci siano più soldi”.

Visita cardiologa: al nord il costo è del 36,6% in più rispetto
al sud
Otturazioni: al nord il costo è del 31,6% rispetto al sud
Carne (euro al kg): al Nord costa 17,50€, al sud (Napoli) 12€

Fonte; Studio Bankitalia

giovedì, 05 novembre 2009

Ancora minacce di morte ai leghisti

Dopo le minacce ricevute il mese scorso a Bossi e Calderoli ad opera nelle Nuove Br, il proiettile ricevuto da Zaia pochi giorni fa e quello recapitato ai vertici leghisti piemontesi ("STOP AGLI SGOMBERI ALTRIMENTI SPARIAMO") solo l'altro ieri, ecco ieri l'ennesima minaccia:

MINACCE ALLA LEGATORINO 4 NOVEMBRE: Dopo quella inviata ieri a una delle sedi torinesi della Lega Nord, un'altra busta contenente un proiettile e un volantino con delle minacce è stata recapitata oggi al quotidiano Cronaca Qui Torino. Un gesto che è stato condannato dal coordinatore piemontese del Pdl, il senatore Enzo Ghigo, che invita la città a non “lasciarsi intimidire” sottolineando ancora che “le minacce alle forze politiche e ai giornali rappresentano un preoccupante segnale per chi, come la stragrande maggioranza dei torinesi, crede nei valori della democrazia”.

“I ripetuti attacchi violenti alla Lega Nord - aggiunge Ghigo - le scritte murali contro le istituzioni e le forze dell'ordine e questo ultimo episodio contro un giornale che fa il proprio lavoro e al quale rivolgo la mia solidarietà e quella del Pdl piemontese provengono dalla solita area anarchica della sinistra che da troppo tempo, ormai, è artefice di tali gesti intimidatori. Il centrodestra torinese ha chiesto ripetutamente di restituire ai cittadini gli edifici occupati dagli anarchici - conclude - e mi auguro che alla luce di questo ulteriore gesto intimidatorio l'amministrazione civica proceda in tale direzione”...

da www.loccidentale.it quotidiano online vicino al Pdl


martedì, 03 novembre 2009

Attacco incendiario, Lega Nord non si fa intimidire

Segnalo l'ennesimo caso di aggressione ai leghisti...

02/11/2009 - Attacco incendiario all'abitazione del capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale a Prato. Il segretario provinciale ed eurodeputato, Morganti, precisa che il partito non si fara' intimidire.

Solidarieta' al capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale di Prato, Emilio Paradiso, da rappresentanti delle forze politiche e delle istituzioni. L'esponente del Carroccio, gia' leader del partito dal '96 al 2001, e' stato preso di mira da malviventi che hanno dato fuoco alla porta della sua casa. Ignoti si sono introdotti nel giardino della sua abitazione, nella notte fra sabato e domenica, ed hanno legato uno straccio imbevuto di sostanza infiammabile alla porta, mentre a terra e' stata trovata una bottiglia di plastica contenente probabilmente gasolio.

Secondo la Digos, che indaga su quanto accaduto, si tratterebbe dell'azione di movimenti antagonisti di estrema sinistra, con una chiara matrice politica. I gruppi proverebbero probabilmente da fuori Prato, dove sono presenti movimenti organizzati, a differenza che in citta'. La polizia tra l'altro aveva avvertito gli esponenti della Lega, mettendoli in guardia che su alcuni siti internet erano apparsi documenti contro il pacchetto sicurezza di Maroni, le ronde e i Centri di identificazione ed espulsione. La Lega, per altro, e' stata piu' volte oggetto di azioni vandaliche da parte di gruppi estremisti, ma queste non erano mai arrivate a invadere il privato degli esponenti del Carroccio.

L'altra notte e' stata la moglie di Paradiso ad accorgersi delle fiamme. Il marito, aiutato dal cognato, che abita accanto, ha reagito prontamente, spengendo subito il rogo e impedendo conseguente peggiori.Secondo la Digos si tratterebbe di un'azione contro le ronde, effettuate dalla Lega nel marzo scorso. In quell'occasione alcuni antagonisti avevano pesantemente attaccato Paradiso. E' probabile tuttavia che anche l'attivita' di controllo portata avanti dall'amministrazione di centrodestra abbia stimolato ulteriormente l'azione dei malviventi. L'eurodeputato e segretario provinciale della Lega, Claudio Morganti, spiega che il partito non si fara' intimidire e continuera' a lavorare come fatto finora.  da http://www.toscanatv.com

Da Schio, Vicenza, leggo oggi di un nuovo episodio di intolleranza anti leghista: un commerciante ha preso l'iniziativa di scontae del 15 per cento le scarpe verdi a chi si dichiara «simpa­tizzantie» della lega alla cassa... leggete cosa è successo http://corrieredelveneto.corriere.it/


postato da: tulkas84 alle ore 12:35 | link | commenti (10)
categorie: politica, elezioni, attualità, lega, lega nord
venerdì, 30 ottobre 2009

Ripetute violenze contro i leghisti... e i magistrati condannano Gentilini

Continuano gli attacchi ai leghisti in Piemonte, dopo vari assalti alle sedi, danneggiamenti, graffiti e lanci di escrementi, sabato scorso dai centri sociali è partito un nuovo assalto, che solo per miracolo non è finito in tragedia: almeno 3 feriti a seguito di una sassaiola e di un'aggressione fisica, alla quale i leghisti si sono ovviamente difesi, tra questi in particolare un giovane padano di colore, Ambrosie Soh, accusato dagli autonomi di essere razzista... questa è la sinistra italiana!! Mario Borghezio accusa: «Contro Soha c’è un razzismo di sinistra. L’hanno aggredito solo perché africano e della Lega». altre info qui

borghezio attacchi alla legaAggressione ai Giovani Padani di Torino, intervento alla Camera dei Deputati 29 ottobre 2009: STEFANO ALLASIA (Lega Nord). ...intervengo brevemente per denunciare un fatto gravissimo avvenuto sabato scorso, 24 ottobre, alle ore 16 in piazza Castello a Torino, nel corso del quale si è deliberatamente, realmente attentato alla Costituzione. Un manipolo di anarchici e di facenti parte dell’area anarchica e dell’estrema sinistra hanno bloccato una manifestazione della Lega Nord e dei giovani padani, arrivando ad uno scontro feroce nonché, da parte di questi estremisti di sinistra, al lancio di pietre del genere (e il conto delle vittime all’interno di questo scontro è arrivato ad un numero copioso). Questa pietra è arrivata addosso ad uno dei giovani padani della Lega; ritengo quindi che di ciò occorra prendere atto e chiedo alla Presidenza che si faccia carico di riprendere l’operato del prefetto e del questore con i mezzi che meglio crede, ricordando che il Ministro dell’interno, Roberto Maroni, ha già istituito un tavolo sulla sicurezza venerdì prossimo a Torino proprio per valutare il da farsi in accordo con il comune e gli enti locali. Era nostra intenzione rendere noto alla Presidenza ed all’Assemblea il verificarsi di questi fatti gravissimi rispetto ai quali vediamo la città di Torino costantemente assediata, ed esprimiamo solidarietà ai giovani padani e a quei cittadini onesti che si vedono assediati da delinquenti che lanciano pietre di queste dimensioni ai propri concittadini.

Sotto l'On Maccanti (LN) mostra una delle pietre che ha colpito un ragazzo leghista

Anche giovedì 22 ottobre 2009, a Torino, presso la Palazzina Einaudi, sede delle facoltà di giurisprudenza e scienze politiche dell'università, si sono verificati gravi episodi di aggressione nei confronti di militanti della Lega Nord, anche ragazze... passata sotto silenzio; qui l'interrogazione parlamentare

In vista delle elezioni aumentano gli attacchi alla lega, anche a donne e militanti anziani come successe nel febbraio 2008 con l'assalto ad un bus leghista diretto alla manifestazione di Malpensa...

A questa frangia violenta dalla spranga facile il segretario provinciale torinese del Pdci Maurizio Calliano ha espresso «totale sostegno». Che importa di quattro persone ferite, compresa una signora che, incolpevole, si è beccata un po’ di «democratiche mazzate»; Calliano invoca «Dieci, cento, mille gazebi della Lega Nord distrutti»... 

A Calliano dubito che qualche magistrato imponga il divieto di fare comizi come successo pochi giorni fa al sindaco sceriffo leghista Gentilini... e poi vorrebbero farci credere che i giudici non sarebbero di parte?!?